Comunicare, classificare e condividere

Il ruolo dei microcontenuti

a cura di Alberto Ardizzone (USR Lombardia) e Renata Durighello (Scuola secondaria di primo grado Rocca di Feltre BL)
La cura dei microcontenuti di un sito web scolastico impegna il redattore nella costruzione di contenuti efficaci, accessibili e facilmente reperibili. Corredare le circolari della scuola con titoli, riassunti, categorie e tag adeguati significa favorire la relazione trasparente con il cittadino.
In uno scenario in cui le nostre azioni quotidiane vengono scandite al ritmo di status update, torna alla ribalta la necessità di produrre microcontenuti capaci di comunicare in modo adeguato e dare nel contempo indicazioni per gestire ed organizzare le informazioni.
“Non è vero che sul web c'è posto solo per i testi brevi, ma è vero che senza efficaci testi brevi, è difficile trovare e leggere quelli lunghi. Tutti i microcontenuti, uno per uno: titoli, sottotitoli, link, abstract, executive summary.” (Carrada, 2008, cap.4: Dove la scrittura si contrae)
Grande impegno deve essere rivolto agli aspetti redazionali di contenuto e microcontenuti, all'efficacia comunicativa, e alla selezione delle componenti strutturali della comunicazione prodotta. La fruizione dell'informazione infatti viene facilitata quando presentata attraverso precisi punti di ancoraggio in grado di fornire una sorta di anteprima sufficientemente rappresentativa del contenuto. Titolo, abstract, categorie e tag diventano così cruciali nel servire porzioni di informazione in grado di sostituire nella maggior parte dei casi la lettura del documento completo.
La loro partita comunicativa è però giocata attraverso l'assegnazione di ruoli distinti e complementari:
  • il titolo, sintetico ed immediato, è primo veicolo di informazione e garantisce l'univocità dell'articolo (a volte versione articolata del numero di protocollo, altre riscrittura dell'oggetto della circolare);
  • il riassunto, microcontenuto per eccellenza, seleziona e condensa in poche parole, le informazioni più significative proponendo una gerarchia dell'informazione basa-ta sul compromesso tra necessità comunicative dell'estensore e bisogni informativi del lettore (versione semplificata del testo burocratico);
  • la categoria, etichetta scelta tra un repertorio di parole definite dall'ente, caratterizza il documento utilizzando il linguaggio e i contenitori tematici organizzati a priori dall'ente per distribuire l'informazione all'interno della proprio architettura informativa (versione organizzata “a misura di sito web” dell'archivio per soggetti);
  • il tag, parola chiave priva, in genere, di un vocabolario di riferimento stabilito a priori, intercetta descrittori dell'informazione spezzettata ed analizzata nelle sue componenti costitutive (estrapolazione dei termini “caldi”, spesso enfatizzati tipograficamente con accorgimenti stilistici particolari, tipo il grassetto e il corsivo).
Nel caso delle circolari, diversi redattori degli uffici scolastici lombardi e dei siti scolastici hanno rivolto l'attenzione alla semplificazione del linguaggio e all'individuazione di parti comuni nelle varie circolari, anche di uffici diversi, da distinguere per mezzo di metadati strutturali. Hanno dotato ciascuna circolare di un titolo, di un estratto e di una serie di etichette e/o parole chiave che fossero semanticamente significativi e caratterizzanti. In sostanza hanno preparato la circolare per essere inserita efficacemente all'interno del sito istituzionale.
Anche per quanto riguarda i siti scolastici proponimao di muoverci nella stessa direzione, alla ricerca di un vocabolario comune e condiviso in gradi di semplificare la ricerca e il riconoscimento dell'informazione.
A questo punto sorgono alcune riflessioni sulle modalità attraverso le quali descrivere le informazioni fornite e la loro struttura, in modo da poterle convenientemente categorizzare.
L'insieme delle circolari presenti in nel sito di una scuola o di un ufficio scolastico può essere definito come una collezione omogenea di oggetti informativi. Le circolari hanno in effetti una struttura comune che viene dichiarata al momento della stesura:
  • data;
  • protocollo;
  • titolo;
  • oggetto;
  • testo;
  • firma.
Ma non solo: esse presentano anche altre caratteristiche costanti: ad esempio i destinatari, elementi potenzialmente utili per la classificazione.
È abbastanza semplice comprendere come sia possibile organizzare le circolari in base al protocollo, meglio ancora in base alla data, ma anche al destinatario. Questi elementi, infatti, possono fungere da contenitori ben definibili e distinguibili e rappresentare pertanto automaticamente delle categorie o sezioni del sito nelle quali collocare il documento. Ma per quel che riguarda gli argomenti, cioè il contenuto vero e proprio? Il contenuto di una circolare è (o dovrebbe essere, tenuto conto che questo elemento sfugge dell'attività del redattore, essendo di diretta competenza dell'estensore) riassunto nell'oggetto, a volte anche nel titolo, senz'altro nell'abstract. Sono evidenti riferimenti al contenuto anche nel labeling ossia nella formulazione dei termini scelti per designare sia le categorie/sezioni dei siti che le parole chiave/tag, ove presenti.
Ecco, quindi, il valore comunicativo dei microcontenuti del sito: ciascuno concorre, secondo la propria funzione, alla ridefinizione dell'informazione; insieme amplificano l'impatto comunicativo attraverso un'azione congiunta di semplificazione, chiarezza, sintesi e classificazione.
Cruciali nel contribuire al migliormamento dell'efficacia comunicativa, può essere utile chiedersi in che misura i microcontenuti siano rilevanti ai fini della classificazione e quale sia il momento più opportuno per la loro definizione. Le circolari ed altri tipi di comunicazioni prodotte nel tempo da scuole e uffici scolastici costituiscono infatti un corpus dinamico, che si costruisce man mano e non è pertanto sempre possibile prevedere di cosa parleranno né decidere in anticipo la loro collocazione: è possibile preparare dei contenitori/categorie pronte ad accoglierle, ma non è possibile prevedere eventi che potrebbero rendere necessaria la creazione di nuove categorie o nuove collocazioni.
E' questo il settore che ci piacerebbe approfondire insieme, una volta percepita e riconosciuta l'importante attività del redattore: attore protagonista della comunicazione web con in mente parole come efficacia, buona fruizione e reperibilità dell'informazione da parte del maggior numero possibile di persone.
(tratto da Ardizzone, Durighello, Microcontenuti nella pubblica amministrazione scolastica tra organizzazione delle informazioni e comunicazione efficace, Milano, IA Summit 2011, sezione poster)

Sistema di classificazione dell’informazione

a cura Renata Durighello (Scuola secondaria di primo grado Rocca di Feltre BL)
Come andare oltre la classificazione gerarchica dei contenuti per ricercarli più facilmente attraverso le dimensioni che li descrivono? Idee e ipotesi di lavoro con i CMS tra gerarchia di classi, categorie multidimensionali, parole chiave e tag.
comunicare_1.jpgL’HyperText Transfer Protocol (http), ossia “protocollo di trasferimento di un ipertesto”, è il principale meccanismo che rende possibile la visualizzazione di un sito internet. Un sito viene riconosciuto quindi essenzialmente come un ipertesto, cioè come un insieme di contenuti informativi collegati tra loro da link ipertestuali. A livello ipotetico, perciò, un sito non ha bisogno di nessuna struttura logica: ciascun utente/fruitore può navigare da un contenuto all’altro, guidato dal filo dei link e dalle sue personali motivazioni.
comunicare_2.jpgTuttavia, chi progetta un sito internet, al contrario, ha ben in mente non solo i collegamenti ipertestuali, ma anche i collegamenti logici tra i vari contenuti e tende ad offrire al fruitore tali contenuti, organizzati secondo una struttura il più possibile chiara, proprio per agevolare la navigazione.
La forma organizzativa alla quale siamo più abituati è la gerarchia, o struttura ad albero. La struttura ad albero ci è familiare da sempre: filosofi e scienziati di ogni tempo si sono preoccupati di descrivere e classificare le conoscenze umane e lo hanno fatto dando alla loro organizzazione la forma di un albero.
La grande diffusione nella cultura occidentale di questa modalità di organizzazione delle conoscenze, ha fatto sì che essa diventasse, almeno originariamente, la struttura più diffusa anche nel web. In effetti, le caratteristiche di ordine e coerenza tipiche delle tassonomie gerarchiche possono riflettersi nell’architettura di un sito, influenzando in maniera positiva la navigazione.
Detto in altre parole: l’albero favorisce la formazione di un modello mentale della struttura del sito.
Organizzare un sito secondo una struttura gerarchica significa pensare a degli scatoloni nei quali inserire le nostre pagine ed eventualmente, all’interno degli scatoloni, immaginare delle scatole più piccole per suddividere ulteriormente le informazioni.
È quello che facciamo quando organizziamo in cartelle i files del nostro computer (se lo facciamo), secondo il modello del File System, ed è quello che si è trovato a fare anche chi ha costruito un sito con pagine html statiche, trasferendo poi “manualmente” le pagine così organizzate sul server.
Una struttura di base gerarchica è anche quella che abbiamo offerto nel nostro modello di sito, identificando tre scatoloni principali: ”La scuola”, “Segreteria”, “Didattica”.
I CMS però, tipicamente, non lavorano in questo modo: essi attribuiscono a ciascuna unità informativa un identificativo (ID) e le assegnano un corredo di informazioni, alcune in modo automatico (data, autore…), altre sulla base di nostre indicazioni (titolo, argomento…). Tutti i dati relativi ai contenuti vengono raccolti in un database e ciascuno di essi può essere utilizzato come punto di partenza per il recupero dell’informazione, interrogando opportunamente il database. Per questo motivo i CMS permettono potenzialmente qualunque struttura organizzativa, non solo quella gerarchica.
Ma quali altre strutture organizzative esistono? Quali alternative abbiamo? E… servono delle alternative?
Innanzitutto la gerarchia è una struttura alquanto rigida e, al suo interno, per ogni oggetto, c’è una ed una sola collocazione possibile.
La maggior parte di noi ha probabilmente in mente cosa siano i “blocchi logici”, quel materiale strutturato che viene usato nelle scuole per avvicinare i bambini alle prime forme di seriazione classificazione: si tratta di formine geometriche colorate dei colori primari.
comunicare_3.pngInnanzitutto la gerarchia è una struttura alquanto rigida e, al suo interno, per ogni oggetto, c’è una ed una sola collocazione possibile.
È molto comune trovare anche per questi oggetti una classificazione di tipo gerarchico, come in questo esempio:
Dato un insieme di blocchi seleziono e separo prima quelli di un colore da quelli di altri colori e poi faccio la stessa cosa per quel che riguarda la forma, separando, in questo caso, i tondi dai non tondi.comunicare_4.png Notiamo però che la distinzione tondi / non tondi appare sia nel ramo dei blu che in quello dei non blu: questo non dovrebbe accadere in una gerarchia, in quanto ogni differenziazione può essere propria solo di uno specifico ramo (ad esempio la differenza latifoglie / aghifoglie può esistere solo nel ramo dei vegetali e non in quello degli animali).
Infatti questo stesso gruppo di blocchi può essere organizzato secondo una diversa gerarchia, capovolgendo l'ordine delle caratteristiche scelte come distintive e quindi distinguendo prima i blocchi tondi da quelli non tondi e poi i blocchi blu dai non blu.
Questo ci fa sospettare che, almeno in questo caso, esista una modalità organizzativa migliore per organizzare i nostri blocchi, una modalità che prenda in considerazione contemporaneamente due o più caratteristiche. Questo è possibile, ad esempio, con una matrice.
comunicare_5.png
All’interno dei CMS, l’organizzazione tabellare dei database offre la possibilità di prendere in considerazione contemporaneamente, seguendo il nostro esempio, sia il punto di vista, o dimensione, della forma che il punto di vista, o dimensione, del colore. I CMS quindi, accanto all’organizzazione gerarchica delle pagine dei nostri siti, che si ottiene prendendo in considerazione un aspetto alla volta tra quelli citati, hanno la possibilità di offrire modalità organizzative a più dimensioni (classificazione multidimensionale). Questa possibilità, però, è gestita in modo diverso da parte di ciascun CMS è questo può addirittura servire da indicatore per la scelta del CMS giusto per ciascuno.
Le dimensioni dell'oggetto si ottengono osservandolo e descrivendolo: nel caso del nostro blocco tondo e blu, oltre al colore potremmo ad esempio prendere in considerazione lo spessore o la grandezza.
In Internet la classificazione multidimensionale è molto utilizzata nell’e-commerce perché permette il recupero dell'oggetto da una qualunque delle dimensioni prese in considerazione. Un esempio tipico è quello del vino; una persona che cerca un vino può desiderare un vino di una determinata regione o di un determinato prezzo e così via, in una situazione in cui le caratteristiche del vino diventano le categorie e quindi le sezioni del sito. Chiaramente un prodotto in questo caso è presente contemporaneamente in più sezioni e può essere raggiunto a partire da più punti di vista. La stessa cosa accade nelle biblioteche, dove posso recuperare un libro sia a partire dal titolo che dal nome dell’autore o dal soggetto, secondo lo schema in cui i libri sono stati schedati.
comunicare_6.pngIn un sito (scolastico, ma non solo) la possibilità di descrivere un contenuto secondo due o più punti di vista permette di superare la rigidità dell’organizzazione gerarchica e, ad esempio, far comparire una pagina in più di un menù di navigazione.
Nel nostro caso, per fare un esempio, abbiamo considerato che la voce “Libri di testo” stia all’interno della sezione Segreteria, ma allo stesso modo si tratta di una pagina che contiene informazioni utili agli studenti e pertanto è stata inserita appunto anche in “Studenti”.
Per far questo i vari CMS offrono diverse possibilità che vanno dalla clonazione dei contenuti (Plone) alla creazione di menù “trasversali” costruiti con una selezione “personalizzata di contenuti”.
La soluzione più coerente è comunque quella di avere per la pagina “Libri di testo” due diverse collocazioni, a seconda del punto di vista preso in considerazione: argomento (di cosa parla?) o utente (a chi è rivolta?). Questo è ad esempio quello che Drupal permette di fare con il modulo Taxonomy creando diverse classificazioni (vocabolari) e gestendo i contenuti contemporaneamente /alternativamente in considerazione del vocabolario scelto.
comunicare_7.pngQuesta possibilità è offerta anche da Wordpress, ma solo per gli articoli e non per le pagine. La gestione dei contenuti che Wordpress chiama articoli è infatti affidata a dimensioni (categorie) che possono essere attribuite liberamente ed in numero potenzialmente infinito.
Il vantaggio delle categorie è proprio quello di poter individuare per uno stesso contenuto più di una dimensione contemporaneamente e di poter quindi organizzare più raccolte, collezioni, archivi, a seconda della dimensione presa in considerazione, al contrario di quanto avviene con la gerarchia. Lo svantaggio è quello che, per il fatto di poter trovare una stessa informazione perlustrando percorsi distinti, il sito rischia di perdere coerenza, creando disordine e smarrimento.
Organizzare e sistemare i contenuti del sito in un modo che sia chiaro per tutti, che permetta di recuperare agevolmente l’informazione, che si adatti al punto di vista diverso di ognuno, senza però creare disordine, non è certo impresa facile, tanto che verrebbe quasi da non organizzarli affatto! Ma in verità, anche la scelta di non organizzare a priori il contenuto può essere una scelta classificatoria e può permettere il recupero dell’informazione, con gli strumenti e gli accorgimenti adatti. Proviamo a pensare infatti quante volte, stanchi di perlustrare menù e link, o addirittura ancora prima di metterci a farlo, ci affidiamo all’opzione “Cerca nel sito”. Per cercare un’informazione dobbiamo però quanto meno avere in mente delle parole che ne identifichino il contenuto, delle parole chiave, insomma. Molti dei nostri CMS permettono di associare al contenuto parole chiave già all’atto della sua creazione; si tratta dei tag.
Come accennato nella sezione di questo documento sui microcontenuti, la possibilità di assegnare tag alle pagine del sito, permette non solo di agevolarne il recupero, ma anche di definirle, descriverle, dare un’idea del loro contenuto. Insomma, diventa una classificazione a tutti gli effetti, solo che viene effettuata on the fly e può essere affidata, oltre che al progettista del sito, a ciascuno dei co-autori e dei redattori e, potenzialmente, anche ai lettori stessi.
Gerarchia di classi, categorie multidimensionali, parole chiave e tag sono tutti strumenti che i CMS mettono a disposizione per organizzare le informazioni dei nostri siti. Se abbiamo chiaro in mente le loro potenzialità potremo sfruttarle al meglio ed offrire ai nostri utenti un servizio più efficace.

Formati aperti

L'uso dei formati aperti evita di imporre alle scuole e agli utenti vincoli tecnologici ed economici ed è raccomandato dalla Linee guida dei siti web della pubblica amministrazione.
I formati aperti, ovvero specifiche pubbliche per la descrizione e l'archiviazione di dati digitali senza barriere di natura legale o tecnica, rappresentano oggi una opportunità preziosa per garantire l'accesso a lungo termine alla documentazione e ai dati prodotti dalla Pubblica amministrazione. Inoltre, in un'ottica di lungo periodo, l'importanza dell'utilizzo di formati aperti assume particolare rilevanza anche a fronte del processo di dematerializzazione che è attualmente in atto.
Le pubbliche amministrazioni italiane, in coerenza con quanto già avviene nei paesi della Comunità europea, nella scelta dei formati da usare per la diffusione e archiviazione dei propri dati e documenti devono:
  • evitare di imporre vincoli tecnologici ed economici agli utenti;
  • assicurare interoperabilità tra i sistemi e flessibilità nell'utilizzo dei dati;
  • evitare vincoli nei confronti di particolari produttori, favorendo la libera concorrenza di mercato;
  • utilizzare standard che siano certificati e diffusi.
A differenza dei formati proprietari, i formati aperti non hanno misure di restrizioni legale per il loro utilizzo e vengono solitamente gestiti da enti di standardizzazione, i quali rilasciano le relative specifiche a disposizione di una comunità di sviluppo che a sua volta contribuisce all'evoluzione degli standard. I formati aperti hanno il vantaggio di poter essere gestiti da software proprietari, open source o da software libero, ciascuno con le proprie modalità di licenza, lasciando all'utente la possibilità di utilizzare la piattaforma che preferisce.
A fronte di quanto detto, viene raccomandato l'uso dei seguenti formati aperti e standardizzati:
HTML/XHTML per la pubblicazione di informazioni pubbliche su Internet;
PDF con marcatura ( secondo standard ISO/IEC 32000-1:2008);
XML per la realizzazione di database di pubblico accesso ai dati;
ODF e OOXML per documenti di testo;
PNG per le immagini;
OGG per i file audio;
Theora per file video;
Epub per libri.
(da Linee guida siti web della PA 2011, punto 5.2 - Formati aperti)

Licenze aperte

a cura di Alberto Ardizzone (USR Lombardia)
La condivisione delle pratiche, dei contenuti e delle esperienze didattiche e comunicative di una scuola è condizione per lo sviluppo di una reale mentalità pubblica nella gestione dell’informazione.
La comunità di pratica Porte aperte sul web sollecita l’adozione di stili fortemente cooperativi tra le scuole, in grado di facilitare i compiti di chi amministra o gestisce contenuti web e, insieme, contribuire alla diffusione delle conoscenze e competenze acquisite.
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L’auspicio è che tali stili cooperativi e collaborativi vengano estesi ai contenuti didattici e alle azioni formative intraprese a scuola e nella pubblica amministrazione. La disponibilità di dati, contenuti e percorsi didattici e formativi è premessa per la costituzione di una banca dati delle conoscenze ad accesso libero e partecipato, in grado di alimentarsi e ridefinirsi nel tempo secondo i bisogni e le necessità dei diversi attori scolastici.
In riferimento alle disposizione normative sopra indicate, diventa necessario per le pubbliche amministrazioni italiane specificare le condizioni di riutilizzo con cui vengono resi disponibili i dati e i contenuti prodotti. In particolare, occorre valutare l’adozione di licenze di utilizzo che permettano di limitare i propri diritti sul copyright rilasciando quindi contenuti a licenza aperta. Esistono diverse tipologie di licenze aperte: Creative Commons , copyleft, licenze per il grande pubblico. Esse non escludono il copyright ma, nella maggior parte dei casi, prevedono una clausola che consente agli utenti ed agli operatori di riutilizzare e/o condividere l’opera protetta per fini non commerciali.
Particolarmente appropriate agli scopi ed al contesto pubblico sono le licenze Creative Commons, in quanto caratterizzate da flessibilità di utilizzo e concepite per consentire agli autori di mantenere il controllo sul proprio lavoro senza limitarne l’utilizzo da parte di altri soggetti, siano essi pubblici o privati.
(da Linee guida siti web della PA 2011, punto 5.3 - Contenuti aperti)